Corso di intelligenza artificiale per avvocati: le regole tra Italia e San Marino
Le sentenze sulle citazioni inventate, l’informativa del CNF, il segreto professionale e la legge sammarinese sui dati. I temi che un corso per lo studio legale non può saltare.

Un corso di intelligenza artificiale per avvocati deve insegnare prima di tutto a verificare ogni citazione, a proteggere il segreto professionale e a informare il cliente. In Italia questi doveri vengono dalla legge 132/2025 e dal codice deontologico forense. Le prime sentenze sulle citazioni inventate mostrano quanto costa trascurarli.
A San Marino la legge italiana sull’intelligenza artificiale non si applica. Contano la legge sammarinese sulla protezione dei dati e il codice deontologico dell’Ordine degli Avvocati e Notai. Quando il lavoro è usato nell’Unione europea può valere anche l’AI Act. Quello che segue è un quadro informativo, non un parere legale.
Che cosa deve insegnare un corso di intelligenza artificiale per avvocati?
Gli strumenti cambiano ogni pochi mesi, i doveri dell’avvocato no. Per questo un buon corso parte da quattro contenuti e solo dopo passa alle tecniche.
- Verifica. Ogni sentenza, norma o citazione proposta dallo strumento si controlla sulla fonte prima di entrare in un atto. Un modello linguistico non è una banca dati di giurisprudenza. Genera il testo più probabile e a volte inventa numeri, sezioni e interi passaggi, le cosiddette allucinazioni.
- Segreto. Si decide che cosa può entrare in uno strumento, con quale account e con quali impostazioni. Vale per l’avvocato e per chi lavora con lui.
- Informativa al cliente. Si impara a spiegare quali sistemi si usano e per quali attività, con parole semplici.
- Uso di supporto. Si distingue ciò che lo strumento può preparare da ciò che resta all’avvocato, cioè la valutazione del caso e la responsabilità dell’atto.
Che cosa hanno deciso i giudici sulle citazioni inventate?
In meno di un anno i giudici italiani sono passati dall’assenza di sanzioni alle condanne. Il materiale pubblicato dall’Ordine degli Avvocati di Torino nell’aprile 2026 ricostruisce questa sequenza.
- Marzo 2025, Tribunale di Firenze. Nessuna condanna per responsabilità aggravata. Le ricerche con l’IA le aveva fatte una collaboratrice dello studio, senza che l’avvocato lo sapesse. Per il giudice mancavano la colpa grave e la prova di un danno.
- Settembre 2025, Tribunali di Torino e Latina. Arrivano le prime condanne per colpa grave. L’atto scritto con l’IA e non verificato viene trattato come un abuso del processo.
- Ottobre 2025, TAR Lombardia. La sentenza n. 3348 del 21 ottobre respinge un ricorso con precedenti non pertinenti o inesistenti, che il difensore dichiara di aver trovato con strumenti di IA. Per il TAR non è una scusante, perché chi firma l’atto ne risponde. La sentenza viene trasmessa all’Ordine degli Avvocati di Milano per i profili disciplinari.
- Febbraio 2026, Tribunale di Siracusa. La sentenza n. 338 del 20 febbraio riguarda quattro sentenze di Cassazione inesistenti, riportate anche tra virgolette. Il giudice le ha cercate nella banca dati della Cassazione senza trovarle. La condanna, in base all’articolo 96 del codice di procedura civile, è di 14.103 euro per la controparte e di 2.000 euro per la cassa delle ammende.
Due conseguenze contano per chi si forma. L’articolo 96 prevede la condanna della parte che perde la causa, quindi l’errore dello studio può ricadere sul cliente. Inoltre, secondo la sintesi dell’Ordine di Torino, oggi il rischio di risposte inventate è un fatto notorio, cioè noto a tutti. Nessun professionista può dire di non saperlo per escludere la propria colpa.
Che cosa può entrare in uno strumento di IA senza violare il segreto?
Il riferimento è l’articolo 28 del codice deontologico forense, «Riserbo e segreto professionale». Il segreto copre l’attività prestata e tutte le informazioni ricevute dal cliente o apprese per il mandato, anche dopo la fine dell’incarico. Chi lo viola rischia la sospensione da uno a tre anni.
Il codice, anche nel testo aggiornato nel 2026, non nomina l’intelligenza artificiale. Le sue regole però valgono anche quando i documenti di un cliente entrano in un servizio esterno. Il comma 3 chiede all’avvocato di adoperarsi perché il segreto sia rispettato anche da dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori, anche occasionali. Il caso di Firenze mostra che un collaboratore può usare l’IA senza che l’avvocato lo sappia.
In un corso questo si traduce in tre abitudini. I dati dei clienti non entrano in un account personale. I documenti si rendono anonimi prima di caricarli. Chi usa quali strumenti e con quali dati si decide per iscritto, per tutto lo studio. I criteri sono nella guida sui dati aziendali da non caricare nell’intelligenza artificiale.
Che cosa va scritto nell’informativa al cliente?
L’articolo 13 della legge 132/2025 ammette l’IA nelle professioni intellettuali solo per attività strumentali e di supporto. Chiede anche di comunicare al cliente i sistemi usati, con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Il quadro completo è nell’articolo su AI Act e legge italiana per le PMI.
Il 13 ottobre 2025 il Consiglio nazionale forense ha inviato ai presidenti degli Ordini uno schema di informativa, da usare «se ritenuto utile». Non è quindi vincolante. Nello schema l’avvocato dichiara quattro cose.
- Potrà usare sistemi di IA, in sede giudiziale e stragiudiziale, per attività strumentali o di supporto.
- L’uso rispetterà il GDPR e i doveri deontologici, a tutela della riservatezza del cliente.
- L’IA servirà solo per funzioni di supporto. Lo schema cita come esempi le attività di segreteria, la ricerca normativa e giurisprudenziale, l’analisi preliminare dei documenti, le bozze e le sintesi.
- Ogni risultato sarà verificato dall’avvocato, sia quando viene generato sia nel controllo delle fonti.
Firmano l’avvocato e il cliente. Lo schema è generico e non nomina gli strumenti. Ogni studio valuta se aggiungere i servizi che usa e le attività in cui l’IA non entra. In un corso conviene scrivere la propria versione partendo dalle attività reali dello studio.
Che cosa cambia per chi esercita a San Marino?
A San Marino avvocati e notai fanno parte dello stesso Ordine degli Avvocati e Notai, con uno statuto approvato nel 1995. Gli albi però sono due. Chi è abilitato a entrambe le professioni sceglie se iscriversi a tutti e due o a uno solo, come prevede la Legge 30 aprile 2014, n. 73 sul notariato.
Per l’intelligenza artificiale il quadro è diverso da quello italiano.
- Norme italiane. La legge 132/2025 e il decreto legislativo 179/2026 non si applicano. Lo schema del CNF è scritto per l’articolo 13 della legge italiana. A San Marino non risulta una legge specifica sull’intelligenza artificiale.
- Deontologia. Dal 1° settembre 2025 è in vigore il codice deontologico sammarinese per la professione di avvocato. L’articolo 8 protegge il segreto professionale e chiede all’avvocato di farlo rispettare anche a collaboratori e dipendenti.
- Dati personali. Vale la Legge 21 dicembre 2018, n. 171, costruita sul modello del GDPR. I dati dei clienti seguono le sue regole anche dentro uno strumento di IA.
- AI Act. L’articolo 2 si applica anche a chi è stabilito fuori dall’Unione, quando l’output del sistema è usato nell’Unione. Può quindi riguardare uno studio sammarinese con clienti in Italia, come spiega l’articolo sui corsi AI a San Marino.
- Chi è iscritto anche in Italia. L’articolo 3 del codice deontologico forense chiede all’avvocato italiano che lavora all’estero di rispettare le norme deontologiche italiane e anche quelle del Paese in cui opera.
Le sentenze citate sopra sono italiane. Una citazione inventata in un atto firmato, però, è un problema davanti a qualsiasi giudice.
Quali attività dello studio si prestano all’IA e quali no?
Si prestano bene le attività in cui il testo di partenza è sicuro e il controllo è rapido. Sono esempi, non casi reali.
- Sintesi di norme e atti pubblici. Una legge appena pubblicata, una circolare, una sentenza. L’originale resta a portata di mano per il confronto.
- Fac-simile di atti semplici. Una diffida base da completare e rivedere. Il materiale dell’Ordine di Torino la cita come uso strumentale ammesso.
- Confronto tra versioni di un contratto. Lo strumento segnala che cosa è cambiato, l’avvocato decide se conta.
- Traduzioni per clienti stranieri. Una prima versione da rivedere riga per riga prima dell’invio.
Restano fuori le attività in cui l’IA sostituirebbe il lavoro dell’avvocato.
- Un parere intero. Secondo il materiale torinese, affidarlo all’IA va oltre l’uso di supporto ammesso dall’articolo 13.
- La ricerca di giurisprudenza fatta solo con un assistente generico. L’elenco di sentenze che propone è al massimo un punto di partenza. Ogni riferimento si legge su una banca dati ufficiale, come ha fatto il giudice di Siracusa.
Corso dell’ordine o affiancamento nello studio: che cosa cambia?
Il corso dell’ordine dà basi comuni e crediti formativi. Un esempio è il corso di alfabetizzazione della Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense, tenuto tra febbraio e aprile 2026 sulla piattaforma del Consiglio nazionale forense. Erano sette webinar gratuiti, con 18 crediti, di cui 3 in deontologia. Il programma andava dal funzionamento dei modelli all’AI Act, fino alla verifica dei risultati e al segreto professionale.
Già nel dicembre 2024 l’Ordine degli Avvocati di Milano aveva presentato la carta di principi HOROS insieme a un progetto di alfabetizzazione per l’avvocatura. Con l’articolo 47 del decreto legislativo 179/2026 l’IA entra nella formazione continua degli ordini, come spiega l’articolo su che cosa cambia con il decreto 179/2026.
Un corso aperto a centinaia di iscritti, però, non può lavorare sugli atti di uno studio. L’affiancamento serve a questo.
- Si scelgono tre o quattro attività ricorrenti e si rifanno con lo strumento, su documenti resi anonimi.
- Si fissano le regole interne, cioè chi usa che cosa, con quali account e chi controlla le citazioni. La traccia è quella di una policy sull’uso dell’intelligenza artificiale.
- Si scrive l’informativa per i clienti partendo dallo schema del CNF.
- Si coinvolgono praticanti e collaboratori, perché il segreto riguarda anche loro.
Le due strade si sommano. Che cosa distingue chi tiene un corso da chi affianca una persona è spiegato nell’articolo su formatore AI e coach AI.
In sintesi
- Un corso di intelligenza artificiale per avvocati parte da verifica delle citazioni, segreto professionale, informativa al cliente e uso di supporto.
- Dal settembre 2025 gli atti con citazioni inventate e non verificate hanno portato a condanne. Chi firma l’atto ne risponde.
- L’articolo 28 del codice deontologico vale anche per i documenti dei clienti caricati in uno strumento di IA, compresi quelli caricati da un collaboratore.
- Lo schema di informativa del CNF non è vincolante e si può adattare alle attività dello studio.
- A San Marino la legge italiana sull’IA non si applica. Contano la Legge 171/2018 e il codice deontologico sammarinese. Se l’output è usato nell’Unione, può valere l’AI Act.
Domande frequenti
Un avvocato può usare ChatGPT per scrivere un atto?
Può usarlo come supporto, non come autore. In Italia l’articolo 13 della legge 132/2025 ammette l’IA solo per attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista. La firma rende l’avvocato responsabile di ogni citazione, come ha ricordato il TAR Lombardia nel 2025.
Qual è la migliore intelligenza artificiale per un avvocato?
Non esiste uno strumento giusto per ogni studio. Conviene confrontare gli strumenti su quattro punti. Il primo è dove finiscono i documenti caricati e se il fornitore li usa per addestrare i suoi modelli. Il secondo è se esiste una versione professionale, con condizioni scritte per lo studio. Il terzo è se le risposte indicano fonti che si possono controllare. Il quarto è se lo strumento si può descrivere con chiarezza nell’informativa al cliente. Per la giurisprudenza serve comunque una banca dati ufficiale.
Bisogna dire al cliente che si usa l’intelligenza artificiale?
In Italia sì. L’articolo 13 della legge 132/2025 chiede di comunicare al cliente i sistemi di IA usati, con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Il Consiglio nazionale forense ha preparato uno schema di informativa non vincolante, da firmare insieme al cliente.
Le regole italiane valgono per un avvocato di San Marino?
Le leggi italiane no. La legge 132/2025 e il decreto legislativo 179/2026 valgono in Italia. A San Marino contano la Legge 171/2018 sui dati, lo statuto e il codice deontologico dell’Ordine degli Avvocati e Notai. Chi è iscritto anche a un albo italiano resta tenuto al codice deontologico forense. L’AI Act può valere quando il lavoro è usato nell’Unione europea.
Un corso sull’IA dà crediti formativi?
Dipende da come è accreditato. In Italia danno crediti i corsi riconosciuti nella formazione continua forense, come il corso di alfabetizzazione del 2026 sulla piattaforma del CNF, che ne riconosceva 18. Con il decreto legislativo 179/2026 la formazione continua degli ordini dovrà includere l’IA, con un monte ore minimo ancora da fissare. A San Marino valgono i regolamenti dell’Ordine sulla formazione, come prevede l’articolo 18 del codice deontologico sammarinese.
Per professionisti e piccoli studi l’affiancamento individuale si svolge a San Marino, in Italia o online. È descritto nella pagina dedicata alla formazione sull’intelligenza artificiale. Si lavora sulle attività dello studio, con gli strumenti già in uso e su documenti resi anonimi.
Fonti
- Gazzetta Ufficiale, legge 23 settembre 2025, n. 132
- Gazzetta Ufficiale, decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179
- Consiglio Nazionale Forense, Informativa sull’utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale, comunicazione ai Consigli dell’Ordine con lo schema, 13 ottobre 2025
- Consiglio Nazionale Forense, Codice deontologico forense, testo aggiornato con le modifiche in vigore dal 6 aprile 2026 (PDF)
- Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense, Corso di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, programma 2026 sul sito del CNF (PDF)
- Ordine degli Avvocati di Torino, Intelligenza artificiale, trasparenza e deontologia forense, 9 aprile 2026 (PDF)
- Diritto.it, Responsabilità dell’avvocato e IA: il monito del TAR, commento alla sentenza TAR Lombardia n. 3348/2025
- Ordine degli Avvocati di Milano, rassegna stampa sulla presentazione della carta HOROS, 18 dicembre 2024 (PDF)
- Ordine degli Avvocati e Notai della Repubblica di San Marino, statuto e atti normativi, con la Legge 30 aprile 2014, n. 73 sul notariato
- Ordine degli Avvocati e Notai della Repubblica di San Marino, Codice deontologico per la professione di avvocato, in vigore dal 1° settembre 2025 (PDF)
- Consiglio Grande e Generale, Legge 21 dicembre 2018, n. 171 sulla protezione dei dati personali
- AI Act, articolo 2, ambito di applicazione
ApprofondisciFormazione sull’intelligenza artificialeIncontri per la direzione, corsi per uffici e reparti e affiancamento individuale, in aula o online, sui documenti e sul lavoro vero.
Luca Bartolini
Consulente per le imprese su intelligenza artificiale, sicurezza informatica, criptovalute e marketing. Dirige Strategic, società di San Marino.
Il profilo



