Corso di intelligenza artificiale per dipendenti: come sceglierlo, misurarlo e finanziarlo
Aula, workshop sui casi reali o affiancamento sul lavoro: come scegliere il percorso giusto, riconoscere un corso da evitare, misurare i risultati e usare i fondi interprofessionali.

Un buon percorso di formazione sull’intelligenza artificiale per i dipendenti parte dai compiti reali dei reparti, insegna a proteggere i dati e a verificare le risposte, integra le regole aziendali e si misura con indicatori fissati prima di cominciare: tempo impiegato su attività precise, adozione degli strumenti approvati, errori, casi d’uso messi in produzione. Il formato dipende dall’obiettivo: l’aula costruisce le basi comuni, il workshop le applica ai casi dell’azienda, l’affiancamento sul lavoro le consolida. In Italia la spesa si può finanziare con i fondi interprofessionali, mentre il credito d’imposta per la formazione di Transizione 5.0 non è più aperto a nuove domande.
Aula, workshop o affiancamento: che differenza c’è?
Il corso d’aula, in presenza o online, serve a dare a tutti lo stesso lessico e le stesse regole: che cosa sono i modelli linguistici, dove sbagliano, quali strumenti sono approvati in azienda, quali dati non si inseriscono. Raggiunge molte persone a costi contenuti, ma ciò che si ascolta in aula, se non viene applicato nei giorni successivi, tende a perdersi.
Il workshop sui casi reali lavora per reparto, su attività che le persone svolgono davvero: la prima bozza di un’offerta, la sintesi di un capitolato, le risposte alle richieste ricorrenti, l’analisi di un file di vendite. Si esce con istruzioni scritte, modelli di richiesta condivisi e una lista di controlli da fare sul risultato. Richiede più preparazione, perché i casi vanno raccolti prima e i materiali devono essere compatibili con le regole sui dati.
L’affiancamento sul lavoro, spesso chiamato AI coach, consiste in sessioni brevi e ricorrenti con singole persone o piccoli gruppi, mentre svolgono il proprio lavoro. Serve a superare i blocchi che in aula non emergono, a correggere le abitudini sbagliate prima che si consolidino e a trasformare gli esperimenti riusciti in procedure stabili. Il costo principale è il tempo delle persone chiave.
I tre formati non sono alternativi. Una sequenza frequente è una sessione comune sulle regole, workshop per reparto e alcune settimane di affiancamento sulle attività scelte.
Che cosa deve contenere un buon programma?
Un programma serio, qualunque sia il formato, copre almeno cinque aree:
- Uso sicuro dei dati. Quali informazioni non vanno mai inserite, in quali strumenti si possono usare documenti interni, perché gli account personali sono un problema. I criteri sono quelli descritti nella guida sui dati aziendali da non caricare nell’IA.
- Verifica delle risposte. Riconoscere le allucinazioni, controllare cifre, nomi, date, riferimenti normativi e contrattuali, capire quando una risposta plausibile va confrontata con una fonte.
- Casi d’uso del proprio reparto. Esercitazioni sulle attività reali, non su esempi generici validi per chiunque.
- Regole aziendali. Strumenti approvati, revisione umana obbligatoria, responsabilità, canale per segnalare un errore, secondo la policy interna sull’intelligenza artificiale.
- Limiti e obblighi. Quando non usare l’IA, che cosa comporta la trasparenza verso i clienti e perché la formazione va documentata, come richiesto dall’AI Act e spiegato nell’articolo su che cosa chiede la legge sulla formazione.
Un buon percorso produce anche materiali che restano all’azienda: istruzioni per le attività ricorrenti, liste di controllo, un registro dei partecipanti e dei contenuti.
Quali segnali indicano un corso da evitare?
- Nessuna domanda sulla vostra azienda prima di proporre un programma: se il contenuto è identico per un’agenzia assicurativa e per un’officina meccanica, difficilmente servirà a entrambe.
- Il catalogo di strumenti e di «prompt perfetti» al posto del metodo. Gli strumenti cambiano in fretta; il modo di scegliere, verificare e proteggere i dati resta.
- Nessun contenuto sui dati e sulla verifica. Un corso che insegna solo a ottenere di più, senza dire che cosa non inserire e come controllare, aumenta il rischio invece di ridurlo.
- L’attestato presentato come obbligatorio. La Commissione europea chiarisce che per l’articolo 4 dell’AI Act non serve alcun certificato: basta un registro interno.
- Promesse di risparmio in percentuale senza alcuna proposta su come misurarlo nella vostra realtà.
- Esercitazioni con documenti aziendali su account personali e nessun seguito dopo l’ultima lezione.
Come si misura se la formazione funziona?
Il questionario di gradimento a fine corso dice se le persone sono state bene in aula, non se lavorano meglio. La misura va progettata prima, su pochi indicatori concreti.
Tempo su attività precise. Si scelgono alcune attività ricorrenti e ben definite, per esempio la preparazione della prima bozza di un’offerta o la risposta a una richiesta tecnica standard, e si rileva il tempo impiegato prima della formazione. La stessa rilevazione si ripete dopo alcune settimane di uso effettivo. Conta il tempo misurato sull’attività completa, compresa la verifica, non la sensazione di aver fatto prima.
Adozione. Quante persone usano con regolarità gli strumenti approvati, con account aziendali, e per quali attività. Se dopo un mese l’uso è fermo, di solito manca il collegamento tra corso e lavoro quotidiano.
Errori. Gli errori intercettati in revisione, le correzioni chieste da clienti o colleghi, le segnalazioni di dati inseriti dove non dovevano. Un aumento iniziale delle segnalazioni può essere un buon segno: significa che le persone hanno capito che cosa controllare e che possono dirlo.
Casi d’uso in produzione. È l’indicatore più solido: quante attività sono passate dall’esperimento individuale a una procedura scritta, adottata dal reparto, con un responsabile e un controllo definito.
Una verifica a trenta, sessanta e novanta giorni permette di correggere il percorso: più affiancamento dove l’adozione è bassa, più attenzione alla verifica dove crescono gli errori.
Come si finanzia con i fondi interprofessionali?
I fondi paritetici interprofessionali, previsti dall’articolo 118 della legge 388/2000, finanziano la formazione continua dei lavoratori delle imprese che vi aderiscono. Secondo il Ministero del lavoro, lo 0,30% del contributo integrativo per la disoccupazione involontaria che i datori di lavoro versano all’INPS viene destinato, al netto dei costi amministrativi, al fondo scelto dall’azienda. L’adesione è volontaria, avviene tramite il flusso Uniemes ed è revocabile; per la formazione dei dirigenti si può aderire a un secondo fondo.
Le strade sono in genere due. Il conto formazione aziendale, dove previsto, si basa sulle risorse legate ai contributi della singola impresa e non è una procedura selettiva. Gli avvisi pubblicati dai fondi mettono invece a disposizione risorse comuni, con requisiti, temi e scadenze propri. Alcuni esempi del 2026:
- Fondimpresa, Avviso 4/2025 Intelligenza Artificiale. Cinque milioni di euro per la formazione dei lavoratori di imprese che adottano l’IA in prodotti, processi o servizi. Lo sportello, aperto il 25 febbraio 2026, è stato chiuso in anticipo alla fine del 27 febbraio perché le domande avevano superato le risorse disponibili.
- Fondimpresa, Avviso 3/2026 Innovazione. Venti milioni di euro per piani formativi collegati a progetti di innovazione digitale o tecnologica di prodotto e di processo, con domande dal 29 settembre al 30 ottobre 2026.
- Fondirigenti, Avviso 1/2026. Piani per lo sviluppo delle competenze manageriali, fino a 15.000 euro per azienda, con un’area dedicata all’uso evoluto di dati, strumenti digitali e tecnologie emergenti. Le domande si sono chiuse il 23 aprile e la graduatoria è stata pubblicata il 21 luglio 2026.
- For.Te., Avviso di Sistema 2/26. Venti milioni di euro per piani aziendali e territoriali o settoriali delle imprese aderenti, con scadenza il 20 ottobre 2026. Il fondo gestisce anche un catalogo nazionale di voucher formativi per le imprese fino a 50 dipendenti.
L’avviso di Fondimpresa sull’IA insegna che sugli sportelli a esaurimento il progetto va preparato prima dell’apertura. Temi, modalità formative finanziabili, requisiti degli enti attuatori e tempi di rendicontazione cambiano da un avviso all’altro: vanno verificati sul bando prima di progettare il percorso, anche per capire se è ammesso l’affiancamento sul lavoro.
E il credito d’imposta di Transizione 5.0?
Il Piano Transizione 5.0, previsto dall’articolo 38 del decreto-legge 19/2024, agevolava anche la formazione del personale, ma solo insieme a investimenti in beni strumentali effettuati nel biennio 2024-2025, entro il 10% degli investimenti e con un massimo di 300.000 euro. Secondo il Ministero delle imprese e del made in Italy i termini per le domande sono chiusi. Per le imprese con pratiche dichiarate tecnicamente ammissibili dal GSE, l’avviso del 29 aprile 2026 riconosce un credito pari all’89,77% di quello spettante, formazione compresa, da usare in compensazione entro il 31 dicembre 2026.
Il nuovo iperammortamento introdotto dalla legge di bilancio 2026, che il Ministero presenta come Nuovo Piano Transizione 5.0, riguarda gli investimenti in beni effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028: tra le spese agevolabili indicate dal Ministero la formazione non compare. Chi pianifica un percorso oggi non dovrebbe quindi contare su un credito d’imposta dedicato.
Una nota per le imprese sammarinesi: gli strumenti descritti sono italiani e presuppongono, nel caso dei fondi interprofessionali, contributi versati all’INPS per i propri dipendenti. Per le aziende con sede a San Marino vanno verificati caso per caso.
In sintesi
- L’aula dà le basi comuni, il workshop le applica ai casi del reparto, l’affiancamento sul lavoro le trasforma in abitudini e procedure.
- Un buon programma copre uso sicuro dei dati, verifica delle risposte, casi d’uso del reparto, regole aziendali e obblighi.
- Diffidare dei corsi uguali per tutti, senza contenuti sui dati, con attestati presentati come obbligatori o risparmi promessi senza misura.
- Si misurano tempo su attività precise, adozione, errori e casi d’uso messi in produzione, con verifiche a trenta, sessanta e novanta giorni.
- I fondi interprofessionali finanziano la formazione tramite conto aziendale e avvisi: bandi e scadenze vanno verificati di volta in volta.
- Il credito d’imposta per la formazione di Transizione 5.0 non accetta nuove domande e il nuovo iperammortamento non comprende la formazione.
Domande frequenti
Meglio un corso online o in presenza?
Dipende dall’obiettivo. Le basi comuni, come regole sui dati e limiti dei modelli, si trasmettono bene anche online. Il lavoro sui casi del reparto e l’affiancamento rendono di più in presenza o in sessioni dal vivo con piccoli gruppi, perché si lavora sui materiali reali.
La formazione finanziata da un fondo interprofessionale vale anche per l’AI Act?
Può contribuire, se i contenuti sono pertinenti ai sistemi usati e ai ruoli delle persone. L’AI Act non richiede un tipo particolare di corso né un certificato: conta che le iniziative siano adeguate e registrate internamente, a prescindere da come sono finanziate.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati?
Non esistono tempi validi per tutti: dipendono dalle attività scelte, dalla frequenza con cui si svolgono e dal tempo dedicato alla pratica. Per questo conviene fissare prima alcuni indicatori precisi e verificarli a scadenze regolari, invece di chiedersi in generale se il corso sia servito.
Chi deve partecipare per primo?
Di solito la direzione e i responsabili dei reparti in cui l’uso degli strumenti è già diffuso: devono conoscere regole e rischi per poterli far rispettare, e scegliere le attività su cui misurare i risultati.
Progettare il percorso, scegliere le attività da misurare e preparare la documentazione per un eventuale finanziamento fanno parte dei corsi per team, dei workshop per la direzione e dell’affiancamento descritti nella pagina dedicata alla formazione sull’intelligenza artificiale per aziende e dipendenti.
Fonti
- Commissione europea, AI Literacy – Questions & Answers
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Fondi alle imprese per la formazione continua
- Fondimpresa, Avviso 4/2025 – Intelligenza Artificiale
- Fondimpresa, Avviso 4/2025: chiusura anticipata sportello presentazione
- Fondimpresa, Avviso 3/2026 – Innovazione
- Fondirigenti, Avviso 1/2026
- Fondo For.Te., Avviso di Sistema 2/26
- Fondo For.Te., Catalogo nazionale voucher formativi
- Ministero delle imprese e del made in Italy, Piano Transizione 5.0
- Ministero delle imprese e del made in Italy, Avviso 29 aprile 2026: pratiche tecnicamente ammissibili
- Ministero delle imprese e del made in Italy, Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento
ApprofondisciConsulenza sull’intelligenza artificialeCapire dove l’intelligenza artificiale fa risparmiare tempo e denaro, scegliere gli strumenti giusti e introdurli con regole chiare, senza fermare l’azienda.
Luca Bartolini
Consulente per le imprese su intelligenza artificiale, sicurezza informatica, criptovalute e marketing. Dirige Strategic, società di San Marino.
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